INTERPELLANZE URGENTI
A)
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri per la funzione pubblica, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e della pubblica istruzione, per sapere - premesso che:
in data 12 luglio 2000 è stata presentata una interpellanza urgente n. 2-02533 ai Ministri interpellati diretta, fra altri cogenti argomenti, a chiarire l'inspiegabile omissione dell'Aran a costituire, ai sensi dell'articolo 2 comma 6 legge 508, apposito comparto per il personale docente e non docente di accademie e conservatori;
la riprova della fondatezza dei timori espressi con la su richiamata interpellanza urgente hanno trovato clamorosa conferma nel fatto che in data 11 settembre 2000 un funzionario della pubblica istruzione ha consegnato bozza di regolamento, spedito poi a tutte le istituzioni interessate, nel quale, nonostante il dettato della legge 508, accademie e conservatori vengono inclusi tra le scuole di ogni ordine e grado per le elezioni delle rappresentanze sindacali unitari;
il ritardo ingiustificato dell'Aran, dopo l'espressa richiesta del Murst ad attivare il comparto istituito per legge, ha provocato il maldestro tentativo della pubblica istruzione di vanificare gli effetti immediati della legge 508: passaggio al terzo settore-livello universitario; in primis il distacco dal comparto scolastico e, conseguentemente, quell'autonomia ordinamentale che è il cardine della legge (fonte gerarchicamente sovraordinata a qualsiasi regolamento o accordo tra le parti);
non si tratta di ottemperare alle procedure per la istituzione del comparto, a cui ha già provveduto la legge, ma di insediarlo, tenendo conto del computo delle deleghe (ai sensi dell'articolo 47 decreto legislativo 29) e completando la rilevazione con l'indizione di apposite elezioni delle rappresentanze sindacali unitari nell'apposito comparto istituito per legge;
la volontà del legislatore di superare, con espressa previsione legislativa, le procedure di costituzione di cui al comma 3 dell'articolo 45 decreto legislativo 29, è indiscutibile ed è ulteriormente confermata dal fatto che in altri casi, dove il legislatore ha invece inteso rimettersi a dette procedure, ne ha fatto espressa menzione (come ad esempio per il decreto legislativo 300 e 303 del 1999);
l'attesa con la quale il personale delle istruzioni attende il comparto specifico, e quella degli studenti per una pronta ed integrale applicazione della legge 508 in tutte le sue parti (compreso l'articolo 2 comma 7), si stanno consumando nell'angoscia e nella sfiducia verso le istituzioni democratiche che per prime, in questo caso, sembrano recalcitranti ad ottemperare al dettato di legge -:
quali determinazioni i Ministri interpellati intendano assumere per impedire la mancata applicazione della legge 508/99, con particolare riferimento al perdurare delle inerzie e delle palesi omissioni dell'Aran.
(2-02593)
«Sbarbati, Aloi, Apolloni, Aprea, Bastianoni, Boato, Bracco, Brancati, Capitelli, Chiappori, Crema, Frosio Roncalli, Grignaffini, Guarino, Lenti, Malgieri, Manzato, Mazzocchin, Melograni, Molgora, Orlando, Penna, Antonio Pepe, Petrella, Polizzi, Rodeghiero, Ruzzante, Santandrea, Saonara, Valetto Bitelli, Voglino, Napoli».
(20 settembre 2000).
B)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della sanità, per sapere - premesso che:
è stata effettuata una sperimentazione ministeriale, iniziata nel marzo 1998, sulla terapia del professor Luigi Di Bella per verificarne l'efficacia, la tollerabilità, la sopravvivenza, il blocco o la regressione o la progressione della malattia e le percentuali di guarigione dei pazienti affetti da cancro, sperimentazione guidata e coordinata dal professor Veronesi;
alla sperimentazione si sottoposero volontariamente numerosi malati, in grande maggioranza «malati terminali», nei reparti di oncologia di alcuni ospedali pubblici;
la terapia del professor Di Bella fu definita Mdb (multitrattamento Di Bella) e la sperimentazione fu decisa proprio perché venne a crearsi un forte movimento di opinione pubblica coadiuvato anche dalla stampa e dai mass media in genere;
a conclusione della sperimentazione ministeriale sull'Mdb, l'Istituto superiore della sanità (Iss) dichiarò pubblicamente: «Non emerge alcuna evidenza che l'Mdb sia stato di una qualche attività anti-tumorale...» ed è chiaro che l'Iss parlava anche a nome del ministero della sanità;
l'allora coordinatore della sperimentazione, il professor Veronesi, dichiarò al settimanale Panorama che: «Tutto fu fatto in maniera assolutamente corretta»;
molti ordini dei medici, nei mesi scorsi, hanno intimato ai loro iscritti di non rilasciare ricette prescriventi farmaci dell'Mdb pena provvedimenti disciplinari, fino alla radiazione dall'albo;
non si comprende in base a quale provata evidenza scientifica gli ordini usino intimidire colleghi laureati in medicina;
nonostante le assicurazioni, le dichiarazioni, le scomuniche dell'Iss, del ministero della sanità e di numerosi ordini dei medici molti malati continuano a chiedere l'Mdb;
i mass media continuano ad occuparsi del caso e centinaia di pazienti si sono rivolti alla magistratura che ha ripreso a pronunciare sentenze in favore dei pazienti legati all'Mdb;
in data 2 dicembre 1998 il nas di Firenze inviò un verbale alla pretura circondariale di Firenze che comprovava, a seguito di approfonditi accertamenti, come a 1.048 pazienti sottoposti al multitrattamento Di Bella venne somministrata una soluzione di retinoidi «non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali»; si trattava, infatti di soluzioni scadute o mal conservate;
si è accertato che confezioni con soluzioni di retinoidi contenessero dosi di acetone pari a 850 mg. per litro «fattaccio» ammesso anche dall'Iss;
è da ricordare che soli 40 mg./litro di acetone producono sull'uomo effetti tossici che rendono inattive le soluzioni di retinoidi e persino cancerogeni;
si fa presente che i pazienti arruolati per la sperimentazione dell'Mdb avevano una aspettativa di vita tra i 12 giorni e le 12 settimane;
altro problema di grande rilievo è quello emerso dal congresso mondiale di oncologia (24 maggio 2000 a New Orleans) che ha ammesso la grande importanza dei retinoidi nella prevenzione e nella cura antitumorale;
il National cancer institute, massima istituzione statunitense per la ricerca oncologica ha promosso e finanziato studi sull'effetto della somatostatina sugli osteosarcomi nei cinque principali centri di ricerca degli Usa (Bethesda, Texas Children's Cancer Center, New York Center, University of Minnesota cancer center, Seattle children's hospital);
numerose sentenze di altrettanto numerose preture hanno imposto l'erogazione gratuita di tutti i farmaci costituendi l'Mdb in contraddizione con il ministero della sanità;
la pretura circondariale di Lecce ha accertato (tramite perizie giurate di oncologi), analizzando 500 cartelle cliniche, risultati molto diversi da quelli dichiarati dall'Iss e così altre preture, in modo particolare quella di Torino;
numerose perplessità sulle metodiche usate per la sperimentazione ministeriale sono state denunciate anche dal notissimo e illustre British medical journal -:
se alla luce delle ormai accertate gravissime carenze, errori, sostanze scadute e tossiche usate per la sperimentazione, come mai, in contraddizione con tutta la letteratura mondiale, i risultati ufficiali della sperimentazione negano efficacia antitumorale alla somatostatina e alla soluzione ai retinoidi;
se non si ritenga, data la profonda discordanza fra i risultati della sperimentazione e le valutazioni tecnico-scientifiche, disporre una nuova sperimentazione dell'Mdb da effettuarsi secondo i più severi e probanti criteri internazionali.
(2-02640)
«Cé, Pagliarini, Conti, Cuccu, Gramazio».
(10 ottobre 2000).
C)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri per le politiche comunitarie e della sanità, per sapere, premesso che:
l'articolo 3, comma 4 del regolamento Ce 258 del 1997 sui nuovi prodotti ed i nuovi ingredienti alimentari prevede che i nuovi prodotti, compresi prodotti o ingredienti alimentari derivati da organismi geneticamente modificati (ogm) ma che non contengono più ogm, possono essere messi in commercio senza sottostare alla completa procedura di autorizzazione prevista all'articolo 4, se e solo se tali prodotti sono «sostanzialmente equivalenti» ai prodotti o ingredienti alimentari esistenti, riguardo alla loro composizione, valore nutritivo, metabolismo, uso a cui sono destinati e tenore di sostanze indesiderabili contenute;
detta procedura semplificata deve essere autorizzata dallo Stato membro al quale è stata presentata la domanda per la immissione sul mercato per la prima volta, sulla base di valutazione espressa da propria autorità competente per i prodotti alimentari;
tra il 1997 e il 1998 l'autorità di controllo britannica Advisory committe on novel food processes (Acnfp) certificava la sostanziale equivalenza - e, per ciò, autorizzava l'adozione della procedura semplificata - per alcuni prodotti, tra i quali alcune varietà di mais, mais bt 11, mais mon 810, mais mon 809, mais t25, nonostante il fatto che vi fosse precisa evidenza della presenza di molecole modificate, in netto contrasto con quanto prescritto dall'articolo 3, comma 4 del regolamento Ce 258 del 1997; ciò consentiva alle imprese produttrici dei prodotti ogm di porli in commercio e di omettere l'invio dei dossier scientifici corrispondenti alle autorità sanitarie dei quindici partner europei;
il15 settembre 1999 l'associazione Verdi ambiente e società si rivolgeva al ministero della sanità chiedendo chiarimenti sulla vicenda ed in particolare sulla legittimità della procedura semplificata adottata per sette prodotti: tre varietà di olio di colza e le quattro varietà di mais sopra ricordate;
il Ministro della sanità pro-tempore Rosy Bindi richiese, sulla questione avanzata dall'associazione ambientalista, il parere dell'Istituto superiore di sanità e del Consiglio superiore di sanità; l'Iss si pronunciava il 22 ottobre 1999, esprimendo il parere della «non sussistenza dell'equivalenza sostanziale» (allegato nr. 1) e trasmettendo poi la propria valutazione al Consiglio superiore di sanità, che, il 16 dicembre 1999 dichiarava i sette prodotti non conformi ai requisiti di «sostanziale equivalenza»;
il successivo Ministro della sanità Umberto Veronesi, mentre dichiarava la sua perplessità di fronte alle sollecitazioni, da più parti pervenute, perché procedesse alla sospensione della circolazione dei citati prodotti causa l'inadeguatezza della procedura di autorizzazione seguita, richiedeva un nuovo pronunciamento all'Istituto superiore di sanità che, in data 4 luglio 2000 (allegato nr. 2) riaffermava ancora che per i sette prodotti ogm in questione «non sussiste l'equivalenza sostanziale dal punto di vista composizionale»;
tale documento dell'Iss non veniva mai messo a disposizione del Consiglio dei ministri che in più occasioni, nel corso del mese di luglio 2000, affrontava la questione della legittimità della procedura adottata per la circolazione dei sette prodotti citati;
il Ministro della sanità richiedeva invece all'Iss ancora un nuovo pronunciamento ottenendo, in data 28 luglio, un documento ulteriore, questa volta sottoscritto personalmente dal direttore Benagiano, nel quale, pur riportando (ma senza alcuna valutazione conseguente) la presenza di molecole modificate, si inseriscono giudizi ambigui e contorti, volti ad una possibile lettura del testo a sostegno di legittimazioni della circolazione dei prodotti e, pur citando alcune indicazioni sui possibili rischi comparse nella letteratura scientifica più recente, si conclude dichiarando che «alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, non risultano esistere rischi per la salute umana ed animale derivanti dal consumo dei derivati degli ogm indicati nella tabella», con un uso evidentemente capzioso del termine «attuale» dal momento che sono in discussione nella comunità scientifica gli effetti a medio-lungo termine del consumo di tali alimenti, certamente oggi non conosciuti;
di fronte alla persistente decisione del Ministro della sanità di non provvedere al decreto di sospensione per i sette prodotti in oggetto, il Presidente del Consiglio, in nome di un uso rigoroso del principio di precauzione, assumeva la decisione di emanare proprio decreto di sospensione, e tuttavia, causa il mancato supporto di un chiaro documento dell'Iss, riduceva la sospensione alle quattro varietà di mais, escludendo le tre varietà di olio di colza per le quali più incerto appariva il parere dell'Iss del 28 luglio;
la sostituzione del documento dell'Iss del 4 luglio - mai prodotto dal Ministro della sanità - con quello del 28 luglio fornisce al decreto di sospensione del Presidente del Consiglio base scientifica ben più debole di fronte a contestazioni, sia in sede di istituzioni europee, sia di interessi privati;
il commissario alla protezione del consumatore, David Byrne, pur essendo stato inutilmente sollecitato più volte, sia dal Ministro Bindi che dal Ministro Veronesi, a richiedere al comitato scientifico dell'alimentazione umana un parere sulla sostanziale equivalenza dei sette prodotti citati, informato tuttavia dell'intenzione del Governo italiano di procedere al decreto di sospensione, convocava finalmente detto comitato scientifico, ma ponendo ad esso non la questione posta dall'Italia sulla sostanziale equivalenza sulla quale era ampiamente scontato il parere negativo, ma una valutazione sul rischio sanitario associato all'uso dei prodotti citati;
ciò nonostante, il draft preliminare del comitato scientifico (allegato nr. 3), redatto dal professor W. Grunow il 2 agosto 2000, sostiene, aggiornandole, tutte le motivazioni che hanno indotto a considerare illecita la commercializzazione dei sette ogm, sostenendo, fra l'altro che: «Le valutazioni di sicurezza presentate dall'Acnfp britannico e dal comitato scientifico sulle piante (scp) della Commissione europea sono state eseguite tra il 1995 e il 1998 sulle basi di metodi e principi considerati sufficienti all'epoca. Quindi il comitato ha l'impressione (non può escludere) che dovrebbero essere considerate desiderabili ulteriori evidenze riguardo la sicurezza, se i prodotti dovessero essere sottoposti a una rivalutazione. Riguardo la sostanziale equivalenza, il comitato sottolinea che l'Acnfp non ha fatto distinzioni, fra sostanziale equivalenza totale o parziale, come è stato fatto nelle »linee guida per la valutazione dei nuovi cibi« del Scf. In contrasto con l'Acnfp, il comitato vorrebbe applicare queste linee guida e caratterizzare le piante modificate geneticamente e i loro prodotti contenenti le sequenze introdotte come »sostanzialmente equivalenti tranne per la sequenza specifica«, come pure ha fatto lo Scp nelle sue valutazioni;
il 7 settembre 2000 il comitato scientifico dell'alimentazione umana ha reso noto il proprio parere che, ribaltando il parere preliminare del 2 agosto, ignorando il problema della sostanziale equivalenza che è alla base del decreto di sospensione del Presidente dei Consiglio, ma concentrando invece l'attenzione sul rischio sanitario ed utilizzando il documento dell'Iss del 28 luglio, conclude per l'assenza di rischio, spianando la strada ad una decisione, che la Commissione europea potrebbe sottoporre alla prossima riunione del comitato permanente per i prodotti alimentari prevista per il 18 ottobre 2000, con la quale potrebbe intimare all'Italia di revocare il decreto di sospensione relativo ai quattro prodotti -:
come sia potuto accadere, innanzi ad una questione di tale rilevanza per il Paese e per il Governo, che il parere dell'Iss del 4 luglio 2000 che confermava per i sette ogm in questione come «... non sussiste l'equivalenza sostanziale dal punto di vista composizionale» non sia stato reso noto dal competente ministero, così inducendo gravemente in eclatante difetto d'istruttoria il Presidente del Consiglio ed il Governo tutto nella trattazione dell'affare e nell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 2000;
se non reputi il Presidente del Consiglio altamente lesiva della collegialità del Consiglio dei ministri una omissione informativa di tale rilevanza e quali iniziative intenda assumere;
se non vada censurata, sotto il profilo della scorrettezza del metodo scientifico e della funzione di lealtà istituzionale a cui è tenuto il massimo organo di consulenza sanitaria dell'Esecutivo, la relazione predisposta in occasione del Consiglio dei ministri del 4 agosto ove il direttore dell'Iss capovolge i precedenti e difformi pareri espressi, - e nel caso del succitato parere del 4 luglio 2000 addirittura opportunamente e fisicamente rimossi - in base ad apodittiche affermazioni e volute imprecisioni terminologiche e concettuali;
se non reputi inoltre il Governo estremamente grave e scientificamente quanto proceduralmente incomprensibile, se non alla luce di inconfessabili motivazioni di oggettiva sudditanza dei competenti organi della Commissione europea agli interessi dell'industria biotech, il pronunciamento del comitato scientifico Ue ove esso, in assoluta difformità dello studio della problematica e della proposta avanzata dai componenti relatori sul caso, ha confermato l'assenza di rischio sanitario nell'uso dei prodotti ogm in questione;
se tale fatto, eventualmente portato alla base di una posizione della Commissione contraria al divieto di commercializzazione disposto dall'Italia, non leda gli interessi e la dignità del Paese;
se tale vicenda nel complesso non crei un gravissimo precedente procedurale basato su falsi presupposti e su evidenti intenti di umiliare ogni legittima e doverosa iniziativa assunta da quegli Stati membri maggiormente attenti ed ossequiosi del principio precauzionale, solo a parole posto a base delle politiche ambientali dell'Europa;
quali iniziative intenda quindi assumere il Governo in sede Ue affinché sia ristabilita verità scientifica e correttezza procedurale così da garantire i primari interessi alla salute ed all'ambiente di tutti i cittadini dell'Unione.
(2-02652)
«Paissan, Procacci, Tattarini, Giannotti, Maura Cossutta, Crucianelli, Malentacchi, Galletti, Gardiol, Amato, Bandoli, Bartolich, Cangemi, Cento, Cerulli Irelli, De Benetti, Duilio, Fioroni, Frigato, Giacalone, Giordano, Leccese, Lenti, Lento, Mantovani, Marini, Michelangeli, Moroni, Nardini, Niedda, Ortolano, Pisapia, Pistone, Edo Rossi, Saia, Saraceni, Scalia, Trabattoni, Turroni, Valpiana».
(17 ottobre 2000).
D)
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere- premesso che:
in data 10 settembre 1997 è stato bandito un concorso pubblico per il conferimento di 158 posti di vice commissario del ruolo dei commissari della polizia di Stato, pur essendo vacanti, alla data del 31 giugno 1996, 472 posti, di cui 464 proprio alle qualifiche di vice commissario e commissario;
la graduatoria di merito è stata pubblicata in data 4 aprile 2000;
il ministero dell' interno ha, successivamente, utilizzato la graduatoria concorsuale, nominando vincitori, a seguito dell'aumento di un decimo dei posti messi a concorso, 174 concorrenti;
risulta all'interrogante che il ministero dell'interno è in procinto di bandire un nuovo concorso, anche sull'onda del crescente allarme sociale provocato dal fenomeno della microcriminalità. Ciò nonostante la presenza, in graduatoria di merito, di 18 candidati risultati idonei alle precedenti prove concorsuali.
Si tratta, in particolare di:
Dell'Apa Monica;
Fioravanti Federico;
La Marca Linda;
Rende Agostino Antonio;
Furcolo Margherita;
Esposito Stefania;
Fumarola Maria;
Interdonato Giuseppina;
Falco Francesca;
Peroni Patrizia;
Cotardo Rosalba;
Pagano Patrizia;
Pala Bibiana;
Gola Elena;
Panarace Gabriella;
Di Lalla Vittorio;
Lomartire Maria;
Villano Anna Maria;
in base al decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994, articolo 15, le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di 18 mesi, dalla data di pubblicazione della graduatoria, per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito. Termine aumentato a 24 mesi dall'articolo 20 della legge n. 488 del 1999;
la accertata vacanza di personale imporrebbe, quindi, al ministero competente, di coprire tali posti, disponendo l'aumento delle assunzioni, in considerazione dell'immediata disponibilità di idonei a cui assegnare il posto;
tale comportamento è, tra l'altro, confermato dalla prassi sino ad oggi seguita dalle pubbliche amministrazioni, dalla migliore dottrina e dalla costante giurisprudenza che, in applicazione dei princìpi costituzionali (articolo 97 della Costituzione) e dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico, prevedono, nei casi di vacanza di posti dalla pianta organica, l'immediato ampliamento delle assunzioni, onde realizzare l'interesse pubblico, attraverso:
a)l'immediata assunzione di altro personale;
b)un notevole risparmio dell'erario (evitando un'ulteriore concorsuale);
c)la tutela delle aspettative giuridicamente tutelate degli idonei non vincitori collocati utilmente in graduatoria:
quali iniziative il Ministro intenda adottare in relazione alla questione posta. Ed, in particolare, se intenda o meno disporre l'ampliamento dei posti relativi al concorso in oggetto, nonché lo scorrimento della graduatoria a favore dei 18 candidati risultati idonei, nel caso di rinunce, dimissioni o decadenze dei vincitori.
(2-02586) «Manzione».
(19 settembre 2000).
E)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
la Lombardia è stata esclusa dagli interventi urgenti emanati dal Consiglio dei Ministri in merito agli eventi calamitosi degli ultimi giorni;
in particolare le provincie di Varese e Pavia particolarmente toccate dalle esondazioni del Lago Maggiore e del Ticino e del Po non hanno trovato un oggettivo riscontro da parte del Consiglio dei Ministri;
nello specifico la provincia di Varese con la fuoriuscita del Lago Maggiore e del fiume Ticino sta vivendo una particolare e drammatica situazione per quanto riguarda le popolazioni dei comuni lacuali e dei comuni situati sulle rive del fiume Ticino -:
se siano al corrente che il livello del lago Maggiore ha superato di 60 cm. il livello del 1994;
se siano al corrente che era dal 1840 che il lago non raggiungeva questi livelli;
se siano al corrente della drammatica situazione in cui sono costrette le popolazioni di Sesto Calende, Angera, Laveno Mombello, Luino e tutti gli altri paesi della fascia lacuale che hanno la gran parte delle abitazioni e delle attività commerciali allagate con grave pregiudizio anche della viabilità e quindi con conseguente difficoltà dei mezzi di soccorso;
se non ritengano opportuno rivedere la propria posizione e di inserire nel piano di interventi straordinari anche queste zone;
se non ritenga opportuno dichiarare lo stato di emergenza nelle provincie di Varese e Pavia.
(2-02650)
«Pagliarini, Giancarlo Giorgetti, Maroni, Bianchi Clerici, Galli».
(17 ottobre 2000).
F)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'interno con incarico per il coordinamento della protezione civile, per sapere - premesso che:
Pavia e l'intera provincia stanno vivendo ore di paura a seguito di una devastante alluvione dei fiumi Ticino e Po che la percorrono per il lungo sino alla confluenza in località Mezzanino;
ampie zone della provincia di Pavia si trovano in pratica nella morsa del Po e del Ticino che negli ultimi due giorni sono cresciuti di livello per circa sei metri provocando inondazioni che stanno creando ingenti danni alle coltivazioni nonché alle abitazioni di tutti i paesi che si trovano lungo i due fiumi o a poca distanza da essi;
nella bassa pavese i sindaci di cinque comuni hanno emanato ordinanze di evacuazione mentre i comuni della provincia di Pavia più lontani dalla linea del Po si stanno adoperando per predisporre l'accoglienza degli sfollati;
in Pavia città il Ticino ha letteralmente invaso l'intero rione borgo Ticino e l'acqua è ormai all'altezza dei primi piani ove i residenti si sono ritirati ammassando i mobili dei piani terranei;
intanto dopo la drammatica nottata del 17-18 ottobre 2000 il fiume Ticino ed il Po continuano a salire ad un ritmo di 10-12 cm l'ora imponendo una accelerazione nella attività di soccorso e di protezione civile che potrebbe nel tempo rivelarsi inadeguata di fronte al precipitare degli eventi soprattutto nel caso di rottura degli argini che stanno ancora resistendo. Particolari danni vengono segnalati oltre che alle abitazioni civili anche nelle cascine ove vengono distrutte derrate alimentari, foraggi e vengono danneggiate costose attrezzature agricole;
è sicuro che purtroppo l'elenco dei danni è destinato a lievitare e pertanto si creano drammaticamente le condizioni perché venga dichiarato lo stato di calamità naturale, così come è avvenuto per la Valle d'Aosta, il Piemonte ed alcune zone della Liguria, nell'intera provincia che di fatto è isolata a seguito della chiusura dei ponti sul Ticino con conseguente blocco di tutti i collegamenti con Milano -:
i motivi per i quali ad oggi non sia stato ancora dichiarato, a differenza di altre zone del nord Italia, lo stato di calamità naturale per le zone della provincia di Pavia colpite dalla alluvione nonché quali urgenti ed idonei provvedimenti si intendano adottare al fine di agevolare e rendere più efficaci le azioni di intervento per pervenire, altresì, alla immediata declaratoria di calamità naturale per le zone suddette nelle quali purtroppo si sono creati drammaticamente tutti i presupposti richiesti dalla legge.
(2-02651)
«Losurdo, Alboni, Aloi, Amoruso, Anedda, Armani, Armaroli, Ascierto, Benedetti Valentini, Berselli, Bocchino, Bono, Buontempo, Butti, Cardiello, Carlesi, Nuccio Carrara, Cola, Colosimo, Colucci, Contento, Conti, Cuscunà, Delmastro Delle Vedove, Fei, Fino, Foti, Fragalà, Franz, Galeazzi, Gasparri, Alberto Giorgetti, Gissi, Gramazio, Landi di Chiavenna, Landolfi, La Russa, Lo Porto, Lo Presti, Mantovano, Manzoni, Marengo, Martinat, Menia, Messa, Migliori, Mitolo, Morselli, Nania, Napoli, Neri, Ozza, Carlo Pace, Pampo, Paolone, Porcu, Riccio, Sospiri, Tosolini, Tremaglia».
(17 ottobre 2000).
G)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
è in corso nelle regioni del nord del Paese, e in particolare il Piemonte e la Valle d'Aosta, in seguito ad uno straordinario maltempo, una numerosa serie di disastri alluvionali che hanno colpito infrastrutture, abitazioni, attività produttive, reti di servizi pubblici al punto da indurre il Governo a decretare lo stato di emergenza;
in tale frangente abbiamo apprezzato l'azione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, delle comunità montane, delle forze dell'ordine, del corpo dei vigili del fuoco, della protezione civile, di migliaia di cittadini volontari messisi a disposizione delle istituzioni;
in particolare occorre segnalare l'impegno, la dedizione, l'abnegazione dei sindaci dei comuni colpiti, degli amministratori e dei dipendenti di quei comuni;
abbiamo constatato che i numerosi interventi sulle infrastrutture di difesa idrogeologica realizzati negli anni scorsi hanno impedito che il disastro assumesse proporzioni ancor più rilevanti anche in termine di vite umane;
dal primo computo dei danni essi appaiono rilevantissimi e tali da richiedere un intervento straordinario dello Stato di dimensioni analoghe a quello compiuto in occasione dell'alluvione del 1994;
rispetto a quell'intervento si ritiene opportuno raccogliere gli elementi critici emersi in quell'esperienza ed in particolare segnalare l'assoluta necessità che si intervenga per semplificare ulteriormente le procedure, evitando che i cittadini, le imprese, gli enti locali siano travolti dalla burocrazia e venga da questa impacciata l'azione di ricostruzione e di realizzazione delle infrastrutture necessarie ad impedire, in futuro, il ripetersi di analoghi disastri -:
quale sia, ad avviso del Governo, la prima stima dei danni accertati;
con quale strumento il Governo intenda procedere ad approntare un intervento di legge atto a recuperare la normativa del 1994 rendendola vigente per le zone individuate come colpite dalla calamità naturale in questione;
se non ritenga di attivare con immediatezza un tavolo di concertazione con la regione, gli enti locali e le parti sociali per individuare gli opportuni correttivi da apportare alla normativa relativa all'evento del 1994 onde semplificare le procedure in favore dei cittadini, delle imprese e degli enti locali nell'opera di ricostruzione e di consolidamento dell'assetto idrogeologico e per trovare diverse procedure di finanziamento alle imprese colpite dall'evento calamitoso rispetto a quelle usate in passato che, coinvolgendo eccessivamente gli istituti di credito, ha posto seri problemi alle singole attività produttive.
(2-02653)
«Massa, Acciarini, Bartolich, Buglio, Caccavari, Camoirano, Capitelli, Chiamparino, Furio Colombo, Dameri, Di Rosa, Folena, Marco Fumagalli, Giannotti, Guerra, Francesca Izzo, Lucà, Maselli, Novelli, Olivieri, Panattoni, Penna, Peruzza, Pezzoni, Raffaldini, Rava, Rebecchi, Ruffino, Ruzzante, Salvati, Soave, Stelluti, Targetti, Tattarini, Trabattoni».
(17 ottobre 2000).
H)
I sottoscritti deputati chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri della giustizia e dell'interno, per sapere - premesso che:
notizie di stampa delle ultime settimane hanno rivelato l'esistenza di una indagine aperta dalla procura di Palermo fin dai primi anni novanta su presunte collusioni tra mafia, imprenditori, cooperative e uomini politici del Pci-Pds;
le indagini, in particolare, avrebbero accertato il coinvolgimento del deputato regionale del Pds Domenico Giannopolo che riveste anche la carica di sindaco del comune di Caltavuturo in provincia di Palermo;
sempre dalla stampa (Il Giornale del 26 settembre 2000, pagina 6) si è appreso che la procura di Palermo sta indagando sull'esistenza di una talpa che nella primavera del 1999 avrebbe avvisato il Giannopolo dell'esistenza delle indagini a suo carico, consentendogli di precostituirsi la prova della sua innocenza, attraverso la spedizione di un documento a sua firma che risale, appunto, alla primavera del 1999, al prefetto di Palermo ed alla commissione nazionale antimafia, nel quale denunziava anomalie, infiltrazioni e comportamenti sospetti di alcuni imprenditori che oggi risultano indagati per mafia ed in alcuni casi sono stati tratti in arresto;
sembrerebbe, pertanto, che fin dalla primavera del 1999 gli organi dello Stato (prefettura e questura) fossero a conoscenza del grave livello di penetrazione della mafia nel territorio madonita ed, in particolare, in quello «governato» dal sindaco diessino Domenico Giannopolo, per effetto sia della denuncia di quest'ultimo ma altresì - è certamente da ritenere - a causa delle indagini della magistratura che riguardavano direttamente il primo cittadino di Caltavuturo nell'esercizio delle sue funzioni;
non risulta, tuttavia, che il prefetto di Palermo abbia mai assunto alcuna iniziativa in merito alla denuncia dello stesso Giannopolo o ai fatti per i quali era indagato, come invece con meritevole solerzia aveva fatto, nello stesso periodo, per i comuni di Bagheria, Ficarazzi e Villabate, governati dal Polo delle libertà, dapprima sottoposti, sulla base di semplici sospetti - rimasti tali - ad un'accurata indagine ispettiva e quindi sciolti per infiltrazioni mafiose nell'aprile-maggio dello scorso anno;
allo stesso modo nessuna iniziativa è stata assunta dalla prefettura di Palermo in merito alla situazione del comune di Isola delle Femmine, a guida centrosinistra, i cui amministratori, sempre nello stesso periodo, venivano indicati con notizie riprese anche da atti ispettivi parlamentari (v. int. a risposta in Commissione n. 06839) come collegati direttamente o indirettamente con la mafia;
nell'ambito del clamore suscitato dalle indagini che riguardano il sindaco di Caltavuturo ed altri esponenti del Pds siciliano, si è inserita la dichiarazione dell'ex segretario del Pci di Palermo della fine degli anni cinquanta, Napoleone Colajanni, che ha rivelato come già a quell'epoca il partito comunista prendesse soldi dagli appaltatori «....ci davano i soldi per una forma di assicurazione a sinistra...» (v. Il Giornale 26 settembre 2000, pagina 6) dimostrando in tal modo come fin da allora il Pci svolgesse un'azione protettiva - come peraltro era ed è nello stile della mafia - degli imprenditori che per lavorare dovevano pagare tangenti e come, in un contesto storico nel quale la mafia era certamente più forte, meno nota agli inquirenti e con palesi collegamenti con la società dell'epoca, il partito comunista non disdegnasse contatti «impuri» per finanziare la propria attività politica -:
se, alla luce di quanto è emerso dalle indagini della magistratura e dai fatti sopra esposti, non si ravvisino ritardi e/o inadempienze da parte della prefettura di Palermo nel valutare la situazione amministrativa del comune di Caltavuturo in rapporto agli evidenti rischi di infiltrazione e/o collegamenti inquinanti con ambienti imprenditoriali vicini a Cosa Nostra da parte degli amministratori comunali e del sindaco in particolare;
le ragioni per le quali la prefettura di Palermo ed il ministero dell'interno abbiano usato due pesi e due misure nel valutare atti di identico allarme sociale che hanno indotto a procedere allo scioglimento dei comuni di Ficarazzi, Villabate e Bagheria ed a soprassedere, invece, nel caso del comune di Calatavuturo ed in quello del comune di Isola delle Femmine;
se le ragioni di tale discriminazione abbiano fondamento nel diverso colore politico degli amministratori dei predetti comuni e se non ritengano opportuno disporre un'indagine ispettiva volta ad acclarare la regolarità delle procedure seguite dalla prefettura di Palermo nell'esaminare i succitati casi e la congruità ed opportunità dei provvedimenti adottati a carico dei comuni di Bagheria, Ficarazzi e Villabate;
se siano in corso accessi ispettivi da parte del ministero dell'interno o della prefettura di Palermo nei comuni di Caltavuturuno e di Isola delle Femmine e quali iniziative intenda assumere il Ministro dell'interno per garantire la trasparenza e la legalità nelle amministrazioni citate;
se siano in corso indagini sulle eventuali responsabilità penali degli amministratori dei comuni sciolti per mafia, da collegarsi agli atti, ai comportamenti amministrativi da essi compiuti nell'esercizio delle loro funzioni, in rapporto ai presunti inquinamenti delle loro amministrazioni;
quanti avvisi di garanzia in relazione a tali indagini la magistratura abbia inviato agli amministratori dei comuni sciolti per mafia;
se siano in corso indagini volte ad accertare se l'antica trama dei collegamenti tra l'allora partito comunista e gli ambienti affaristico-mafiosi degli anni cinquanta e sessanta si sia perpetuata anche nei decenni successivi, senza soluzione di continuità con i fatti più recenti e se non sia ipotizzabile che lungo tale filo conduttore l'onorevole Pio La Torre, in veste di commissario del Pci in Sicilia nei primi anni ottanta, abbia tentato di fare luce sui perversi legami tra il proprio partito e gli ambienti di cui sopra, candidandosi, di fatto, all'isolamento politico ed a divenire facile bersaglio della mafia.
(2-02633)
«Lo Presti, Mantovano, Fragalà, Alboni, Aloi, Berselli, Butti, Cola, Colosimo, Colucci, Foti, Galeazzi, Alberto Giorgetti, Losurdo, Manzoni, Mazzocchi, Menia, Messa, Nania, Pagliuzzi, Pampo, Paolone, Antonio Pepe, Pezzoli, Porcu, Proietti, Rallo, Rasi, Riccio, Savarese, Simeone, Tatarella, Tringali, Zaccheo».
(6 ottobre 2000).
I)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
il 19 agosto 2000 veniva rapita, uccisa e data alle fiamme Graziella Mansi, una bambina di otto anni di Andria;
per questo omicidio, è stato subito posto in stato di fermo Pasquale Tortora, un ragazzo di diciotto anni, che ha confessato il fatto, mentre nei giorni successivi, le indagini hanno portato ad ulteriori sviluppi ed al fermo di altre quattro persone;
i primi giorni di settembre il pubblico ministero di Andria ha autorizzato la pubblicazione delle foto del «branco» accusato di aver massacrato Graziella Mansi;
su questa autorizzazione si è acceso un vero e proprio dibattito e il Ministro della giustizia ha dichiarato di non essere d'accordo con la decisione presa dal pubblico ministero di Andria e di riservarsi una valutazione del fatto se richiedesse o meno un intervento da parte del ministero;
il 5 settembre, dalle colonne del quotidiano Libero, da un articolo a firma di Cristiana Lodi, i cittadini italiani vengono a sapere dell'esistenza di un «sesto uomo» nel caso dell'omicidio Mansi;
il quotidiano informa che la giornalista Cristiana Lodi si è recata nel carcere di Trani, dove si trovano i presunti colpevoli, raccogliendone le dichiarazioni, nonostante gli stessi si trovassero in stato di isolamento per decisione presa dal pubblico ministero allo scopo di evitare inquinamenti di prove;
non si comprende in quale veste la giornalista Lodi abbia avuto la possibilità di incontrare i suddetti detenuti in stato di isolamento; da ulteriori informazioni raccolte dall'interrogante risulta che la giornalista sia stata accompagnata da un deputato del Parlamento nazionale;
come è dato apprendere dall'articolo della giornalista, uno degli imputati, che risponde al nome di Vincenzo Coretella, ha chiamato in causa il cugino di Pasquale Tortora, con la clamorosa rivelazione che gli unici responsabili della morte della bambina Mansi sarebbero Pasquale Tortora e il suindicato cugino di Milano;
la notizia dell'esistenza di un «sesto uomo» è stata decisamente smentita dal sostituto procuratore del tribunale di Trani, Francesco Bretone, incaricato delle indagini sull'omicidio Mansi, il quale ha dichiarato che non esiste alcun elemento per affermare una cosa simile e che peraltro il quadro indiziario a carico dei ragazzi èmolto chiaro, anche se le indagini non sono ancora terminate;
a seguito dell'incontro del parlamentare e della giornalista con gli imputati, è comunque giunto alla stampa materiale rilevante e non ancora acquisito ufficialmente dagli inquirenti -:
se corrisponda al vero quanto esposto in premessa ed in caso affermativo se non ritenga opportuno identificare il parlamentare responsabile;
se non ritenga che il fatto che temi di indagine non ancora al vaglio degli inquirenti siano già di dominio pubblico, non abbia comunque compromesso il corretto funzionamento della giustizia, in quanto nel caso in cui il cugino di Tortora fosse colpevole, egli sarebbe stato messo sull'avviso circa la possibilità di essere indagato, con le possibili conseguenze in termini di inquinamento delle prove; mentre, se egli fosse innocente, la pubblicazione della «notizia», gli avrebbe creato un gravissimo danno di immagine;
quali misure intenda adottare il Ministro a riguardo e se comunque non ritenga di dover predisporre una più rigorosa normativa, fermi restando i diritti impregiudicabili dei parlamentari e della stampa, dal momento che il comportamento del parlamentare-e della giornalista - se effettivamente accertato - sembra rientrare in una prassi diffusa, affinché vengano stabilite regole più severe sulle visite dei parlamentari in carcere e sulle identificazioni delle persone che li accompagnano.
(2-02638)«Dalla Chiesa, Monaco».
(10 ottobre 2000).
L)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che:
il trattamento straordinario di integrazione salariale, concesso ai sensi dell'articolo 8, commi 5 e 6, della legge 236 del 1993, in favore degli operai della Industrie cavi Sud spa - azienda Alfacavi Tlc di Afrola -, poi Pirelli Cavi, è in regime di proroga annuale sulla base di specifici decreti del Ministro del lavoro che autorizzano l'Inps alla erogazione degli emolumenti;
in data 22 settembre 2000, l'Inps ha trasmesso alla Banca nazionale del lavoro i lotti riguardanti le mensilità di giugno e luglio 2000, relativi alle liste dei beneficiari dei pagamenti, ai quali l'istituto di credito ha inviato - a mezzo posta - assegni non trasferibili;
è notizia degli ultimi giorni che numerosi assegni, mai recapitati agli interessati, sono stati sottratti nel corso della spedizione ed alcuni addirittura incassati fraudolentemente da ignoti;
la procedura volta ad ottenere il duplicato ed il pagamento degli assegni appare inutilmente complessa ed anche dispendiosa per gli operai interessati, già duramente provati dagli ordinari ritardi nella corresponsione delle indennità -:
1. quali provvedimenti il Ministro interrogato intenda adottare, per rimuovere - in tempi brevissimi - la situazione provocata dalla sottrazione e/o dallo smarrimento degli assegni in favore degli operai della Pirelli cavi di Airola;
2. se, in particolare, il Ministro non ritenga di semplificare e rendere più sicuro il procedimento di corresponsione delle indennità, evitando operazioni inutili e sostanzialmente ripetitive di adempimenti già eseguiti, disponendo che i titoli di pagamento siano assistiti nella spedizione da forme di garanzia certamente non assicurate dalla procedura in atto.
(2-02643)«Abbate, Boccia».
(12 ottobre 2000).